Concilio di Gerusalemme
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Concilio di Gerusalemme | |
---|---|
Concili ecumenici delle Chiese cristiane | |
Data | 50 (?), descritto negli Atti degli Apostoli |
Accettato da | tutte |
Concilio precedente | nessuno |
Concilio successivo | Concilio di Nicea I |
Convocato da | ? |
Presieduto da | San Giacomo apostolo e San Pietro apostolo |
Partecipanti | Chiesa di Gerusalemme, Chiesa di Antiochia, ? |
Argomenti in discussione | norme da seguire con i convertiti dal paganesimo |
Documenti e pronunciamenti | Atti 15.1-33 |
Storia del Cristianesimo Progetto Religione • "Punto d'incontro" --- uso tabella |
Il Concilio di Gerusalemme fu una importante riunione delle cosiddette colonne della chiesa cristiana del periodo apostolico ed ebbe luogo intorno al 50.
Tra la Chiesa madre di Gerusalemme e San Paolo si giunge all'accordo ufficiale sulla ripartizione delle missioni: i gerosolimitani ( i seguaci di Giacomo ('fratello del Signore') e Pietro per i giudeo-cristiani circoncisi e Paolo per i gentili provenienti dal paganesimo. Fino al Concilio di Gerusalemme Pietro detiene un 'primato d'onore' all'interno della comunità primitiva di Gerusalemme ma sempre insieme alla cerchia dei dodici, dopo la sostituzione di Giuda. In questa collegialità emergono, secondo le scritture, le "3 colonne" con Giacomo, il "fratello del Signore" (non l'Apostolo), che i testi rivelano avere il primato giurisdizionale, insieme a Pietro e Giovanni.
[modifica] Le cause e le determinazioni
Due Lettere, l’enciclica di San Giacomo e quella di San Paolo ai Galati evidenziano molto bene la sostanza di quello che è il primo grande problema dottrinale che minaccia seriamente l’esistenza e la sussistenza del cristianesimo nascente. Secondo alcuni studiosi, in virtu’ del criterio di evidenza interna, i due scritti appartengono allo stesso periodo e affrontano dal rispettivo punto di vista i problemi provocati dagli estremismi dei cristiani di origine giudaica, indicandone le possibili soluzioni. I problemi, in sintesi erano i seguenti:
- Il cristianesimo è solo una filiazione del giudaismo?
- Il cristianesimo è riservato a chi è divenuto un proselita del giudaismo?
- È possibile essere seguaci di Cristo senza osservare i rituali e le tradizioni della fede giudaica?
È evidente che una risposta positiva ai primi due quesiti avrebbe comportato innanzitutto la negazione dell’universalità del messaggio di Cristo. E ancora; se un cristiano doveva essere circonciso, allora il sacrificio di Cristo perdeva di valore e la redenzione veniva drasticamente ridotta di significato e subordinata all’osservanza della Legge.Non si trattava piu’ di Grazia ma del risultato delle opere legalistiche dell’uomo. Non si trattava del mettere in atto l’etica cristiana, ma del concetto che portava a ritenere opere meritorie quelle che attenevano ai rituali ed ai cerimoniali dell’ebraismo. Quando San Pietro ritornò da Ioppe a Gerusalemme, venne contestato dai credenti “circoncisi” (vedi Atti 11:1-3) per il fatto di essere entrato in casa di pagani incirconcisi, e questo dimostra il persistere della diffidenza nei confronti degli esterni al mondo giudaico; pur tuttavia questi si rallegrarono quando egli spiegò loro che quelli avevano ricevuto la stessa Grazia e la stessa benedizione . San Paolo riferisce (Lettera ai Galati cap.2) di un episodio avvenuto ad Antiochia nel corso di una visita di San Pietro che, mentre prima ha manifestato comunione con i credenti gentili , appena arrivano da Gerusalemme quelli provenienti da Giacomo si intimorisce e se ne sta in disparte provocando infine la dura reazione di San Paolo.
Nello stesso capitolo questi definisce San Pietro apostolo dei circoncisi e se stesso quello degli incirconcisi, intendendo con ciò una vocazione piu’ etnica che religiosa. San Pietro rimarrà legato alla corrente cristiana giudaica, pur essendo assertore convinto dell’universalità della salvezza e ciò, forse, per un fatto solo squisitamente etnico.
Il Concilio di Gerusalemme evidenzia chiaramente che tutta la problematica non nasceva da posizioni preconcette degli apostoli (che pur c’erano), ma era frutto del massiccio ingresso di Farisei convertiti nella comunità di Gerusalemme (Atti 15:5).E l’intransigenza tipica dei Farisei provocava e manteneva viva la diatriba. Proprio alcuni di essi erano andati ad Antiochia, ambiente “sospetto” perché ellenista, per fare opera di proselitismo tra i credenti perché si circoncidessero; erano stati ancora loro a far recedere San Pietro dall’aver comunione con i credenti non circoncisi quando questi si recò in visita nella fiorente comunità; e fu sempre loro, la richiesta di circoncidere tutti quelli che avevano accompagnato San Paolo e Barnaba venuti da Antiochia a Gerusalemme proprio per discutere del serio problema.
Lo svolgimento del dibattito, pur nella sintetica relazione lucana, evidenzia tutto questo; dimostra inoltre, come ancora la comunità di Gerusalemme abbia una conduzione ancora collegiale, come San Pietro, pur sempre pronto a parlare per primo, non sia però colui che tira le somme o le conclusioni, cosa che invece fa San Giacomo. La formula di concordia del concilio di Gerusalemme di Atti 15 dimostra, comunque, che il problema venne superato solo in parte perché di fatto una divisione permase e ne troviamo traccia nella maggior parte delle Lettere di San Paolo, nelle quali risalta la sua continua lotta contro le problematiche create nelle chiese dai credenti giudaizzanti. Ciononostante non vi furono due movimenti cristiani antagonisti; l’unità della chiesa rimase intatta.
[modifica] Fonti e Bibliografia
- (EN) Catholic Encyclopedia: St. Peter, Prince of the Apostles
- G.Luzzi-Fatti degli apostoli. 1988 -Claudiana reprint-ISBN 88-7016-074-2
- C.R.Erdman-The Acts,an exposition-Westminster Press-Philadelphia-Usa
- R.Diprose-Il libro degli Atti-1982-IBE-Roma
- Alan Cole-The Epistle of Paul to the Galathians-1965-Tyndale Press-London
- R.V.G.Tasker-The second Epistle of Paul to the Corinthians-Inter Varsity Press-Leicester-